Il Kosovo confina a nord-est con la Serbia, a sud con la Macedonia, a est con l’Albania e il Montenegro. Per quanto riguarda la religione, la maggioranza è musulmana. Il Kosovo nonostante sia un paese non troppo grande, è ricco di posti da visitare, interessante e ampio. Il Kosovo significa “Campo del merlo”, essendo kosovo la forma declinata possessiva della parola slava e serba Kos (Кос).
- geografia
- Storia del nome
- Storia
- Battaglie
- Guerre
- Personaggi storici
- Città d'origine
- Leggende
- Curiosità
- Il Kosovo ai giorni d'oggi
Storia del nome: Il Kosovo significa “Campo del merlo”, è uno stato della penisola balcanica. Le pianure principali sono il bacino della Metohija e Dukagjin a ovest e la piana del Kosovo a est, separate da una zona di collina (Golak). Per quanto riguarda i fiumi il più importante è il Drin Bianco, notevoli sono le cascate di questo fiume, alte 25 metri. Oltre ai fiumi troviamo alcuni laghi, nonostante le piccole dimensioni del Kosovo, ad esempio il Gazivoda situato nello distretto di Mitrovica, uno dei 7 distretti unificati del Kosovo, poi troviamo il Radonic situato a sud-est, il Batlava situato nel distretto di Pristina e infine il Badovac situato a nord-est. Il Kosovo ha un territorio occupato in gran parte da rilievi, fra cui i principali sono il Kopaonik a nord, i monti di Šar a sue e sud-est, e le Alpi Albanesi a ovest (con la cima più elevata, ovvero la Gjeravica con 2656 metri). Possiamo trovare alcuni parchi nazionali: il Parco nazionale Bjeshët e Nemuna una vasta area verde tra Kosovo, Albania e Montenegro, e il Parco Nazionale dei Monti Sharr, punteggiato da numerosi laghetti dell’epoca glaciale.
Storia: L'area dell'attuale Kosovo fece parte in età antica dell'impero macedone e dell'impero Romano.
Con l'indebitamento dell'impero bizantino, esso venne colonizzato dagli slavi e divenne parte del regno medievale di Serbia e dell'impero Serbo. Nel 1389 con la sconfitta nella Battaglia della Piana dei Merli, il Kosovo passò sotto dominio ottomano per 500 anni, successivamente con le guerre balcaniche del 1912-13, esso divenne riammesso al Regno di Serbia. A seguito della guerra del Kosovo nel 1998-99, il territorio è stato sottratto al controllo serbo e posto sotto amministrazione ONU.
Battaglie: Per quanto riguarda le battaglie ne troviamo tre, come ad esempio la "Piana dei Merli", citata precedentemente, che avvenne nel 15 giugno 1389.
La seconda battaglia del Kosovo avvenuta il 10 ottobre 1445, che fu combattuta da Giorgio Castriota Scanderbeg, il quale liberò il Kosovo e l'Albania dall'invasione degli ottomani nella battaglia di Prizren. E infine la terza battaglia che fu combattuta lungo l'arco di due giorni nell'ottobre del 1448.
Guerre: Mentre per quanto riguarda le guerre, possiamo trovare la prima guerra mondiale che scoppiò nell'agosto del 1914. Nel primo dopoguerra la Serbia venne unita agli altri territori già asburgici nel nuovo Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. Tra il febbraio 1998 e il giugno 1999 ci fu stata un'altra guerra in Kosovo, uno dei capitoli più sanguinosi del conflitto nei Balcani. La crisi politica sfociata nella guerra civile è legata alla difficile convivenza tra la comunità serba e quella albanese della popolazione kosovara, un rapporto inizialmente pacifico, divenuto progressivamente più teso con l’intensificarsi dei
nazionalismi nella Jugoslavia dopo la morte di Tito nel 1980.
Un momento importante per le vicende del Kosovo è l’adozione della costituzione jugoslava del 1974, in cui alla regione veniva riconosciuta un’ampia autonomia e un governo locale, di cui saranno dei membri della comunità albanese a prendere il controllo. In un anno e mezzo di guerra saranno quasi 14000 le vittime tra militari e civili e ancora oggi le rivalità della guerra rappresentano una ferita nella società del paese. A dare una svolta al conflitto sarà quindi l’intervento della NATO contro Milosevic, che sarà spinto alla resa anche dai raid aerei della coalizione iniziati nel marzo 1999. Il Paese sarà poi sottoposto ad amministrazione internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite attraverso la missione UNMIK, fino all'auto proclamata indipendenza del Kosovo avvenuta nel 2008.
Per quanto riguarda i personaggi storici parlerei di due persone:
-Adem Jashari, considerato eroe del Kosovo, è stato il comandante dell'uomo che meglio ha rappresentato la resistenza albanese contro i Serbi.
-Ibrahim Rugova, che dal 1944 al 2006 è stato un politico kosovaro, nonché fondatore e guida del partito Lega democratica del Kosovo.
La mia città d’origine è Pristina, capitale del Kosovo. La città si trova su una pianura nella parte nord-orientale del Kosovo ed è un territorio prevalentemente montuoso. Il nome significa “sorgente”, il quale è attestato nei dialetti della Moravia, questo termine, però, deriva dal verbo “Pryskati” ovvero schizzare, termine del serbo moderno. Si trova nel centro del Kosovo, il suo agglomerato urbano e si estende ai sobborghi e ai villaggi.
Nel 1389, il Kosovo stava per assistere alla grande battaglia fra i Serbi.
Due giorni prima della battaglia decisiva, il re Lazzaro Hrebeljanoviç, capo delle truppe serbe, ricevette da un uccello, che proveniva da Gerusalemme, un messaggio della Vergine Maria, che gli chiedeva di scegliere tra due regni: quello terrestre e quello celeste. Egli scelse quest’ultimo e quindi perse, oltre alla sua stessa vita, la battaglia del Kosovo, in cui il suo esercito fu distrutto e il regno di Serbia fu privato della sua indipendenza. Tuttavia, la sua vittoria spirituale fu tanto grande e duratura, che il giorno della battaglia (15 giugno 1389) diventò per tutti i Serbi, sotto l’occupazione turco-ottomana, il giorno di una festa segreta.
Ogni primavera il campo di battaglia del Kosovo si ricopre di fiori rossi. Si racconta che, nel 1913, in occasione delle guerre balcaniche, l’esercito serbo, interamente ricostruito dopo che la Serbia aveva riacquistato e consolidato, durante l’’800, la sua indipendenza, marciasse in punta di piedi attraverso la piana del ‘Campo dei merli’ (Kosovo Polje) per non svegliare i morti.
Per quanto riguarda la bandiera, invece, il profilo del Kosovo è disegnato in giallo su fondo blu, colori che evocano quelli dell'Unione Europea, mentre le sei stelle sono bianche e rappresentano le comunità etniche che compongono la popolazione: albanese, serba, turca, rom, bosniaca e gorana. Un'altra curiosità del Kosovo sono i matrimoni albanesi. 18 anni fa si sposò una ragazza, di nome Xhevide, nella serata del hennè, si oppose alle tradizioni albanesi, rifiutò di portare il velo rosso e decise di non piangere, una scelta che stupì i familiari. I matrimoni albanesi durano giorni e rispetto ai matrimoni italiani, in quelli albanesi, ci sono due feste. Possiamo trovare il fidanzamento ufficiale, se si fa in casa si può intendere come una promessa al matrimonio per poi procedere con la festa tra amici e parenti, nella quale c'è uno scambio di anelli di fidanzamento. E infine il matrimonio vero e proprio accompagnato da balli tradizionali.
Tensioni e scontri si ripetono ciclicamente nel nord del Kosovo. Ciò riflette anche il peggioramento della situazione internazionale, con la guerra della Russia all’Ucraina che crea maggiori problematiche di sicurezza in tutta Europa. Nel caso dell’ultimo scontro in Kosovo vi è un chiaro concorso di colpe in una situazione che è sfuggita di mano. Chiare sono innanzitutto le responsabilità locali. I governi di Pristina e Belgrado sono spesso sembrati più impegnati a coltivare la parte nazionalista del proprio elettorato piuttosto che nella ricerca di soluzioni sostenibili. Ciò ha portato a una costante strategia della tensione e della provocazione tra le due parti. vi sono una serie di questioni rimaste irrisolte che stanno al centro delle propagande nazionaliste di entrambi i governi: a partire dal riconoscimento da parte serba dell’avvenuta indipendenza del Kosovo, al conferimento da parte kosovara di uno livello di autonomie locali adeguato ai comuni a maggioranza serba nel nord del paese.